VARIE - 03/05/2020

Coppa Italia, la nostra idea: e se le finali si giocassero a settembre?

La pandemia ha impedito di assegnare le coccarde nazionali della stagione 2019/2020: e allora perchè non prevedere la disputa delle varie competizioni all'inizio dell'autunno? I benefici per i club non mancherebbero

Tra gli argomenti che l’UEFA sta discutendo in questi giorni, caldi non solo dal punto di vista climatico, c’è la collocazione della Final Four della Futsal Champions League, che si sarebbe dovuta giocare a Minsk il mese scorso con due squadre spagnole (Barça ed ElPozo Murcia) e due russe (KPRF e Tyumen) chiamate a contendersi il titolo che lo scorso anno è stato appannaggio ad Almaty dello Sporting Lisbona. Fine agosto o settembre i periodi plausibili? Lo capiremo sicuramente presto.

Ma questo dibattito ci ha dato lo spunto per lanciare una proposta che potrebbe anche far discutere perché l’obbligo di giocare al chiuso impedirebbe nella sostanza l’accesso al pubblico e alle tifoserie, ma consentirebbe di avere un effetto quando meno doppio, sia a livello istituzionale che agonistico vero e proprio.

Perché non assegnare le varie coppe Italia della stagione 2019/2020, sia maschili che femminili, che l’esplosione dell’emergenza-Coronavirus ha impedito di attribuire, nel mese di settembre?

Ci abbiamo riflettuto ma abbiamo anche creduto che lanciare questo tipo di proposta potrebbe portare indubbiamente dei benefici.

1. Intanto la calendarizzazione degli eventi, posizionati nel mese di settembre, ossia nel periodo in cui le squadre notoriamente sono in piena fase di preparazione
2. Disputare un evento di questa portata consentirebbe di verificare la condizione dei gruppi dopo le prime settimane di lavoro e i primi test, calibrare gli assetti tecnico-tattici in confronti contro avversari di pari livello
3. Introdurrebbe una formula innovativa che consentirebbe a tutte le partecipanti di sostenere test all’altezza in proiezione del campionato
4. La Divisione potrebbe organizzare la trasmissione in diretta streaming delle gare quanto meno per sopperire alla mancanza di pubblico che continuerà a restare legata alle restrizioni governative, sempre che nel corso dei mesi la curva epidemiologica e il rischio di contagio tocchi livelli talmente bassi che si possa addirittura prevedere l’accesso contingentato agli impianti sedi delle gare
5. Non sorgerebbero particolari impedimenti di carattere normativo, sia in virtù del precedente della stagione 2008/2009 (con la finale disputata l’8 dicembre 2009 a Roma tra Real Statte e Pescara a causa della lunga serie di ricorsi e controricorsi che poi portarono all’esclusione del Preci, con vittoria delle pugliesi) che dello stesso vincolo posto dalle NOIF che prevedono la conclusione di tutte le competizioni al 30 giugno. In questo caso, il vuoto normativo legato all’emergenza pandemica potrebbe permettere uno ”slittamento” ben oltre la data contemplata dai regolamenti

Insomma, sarebbe una cosa realizzabile e che, aspetto pubblico a parte, potrebbe giocare indubbiamente in favore di quella ripresa dell’attività agonistica che dopo tanti mesi di sospensione e fermo estivo, diventerebbe una forte motivazione per tutti nel ridare continuità all’evento sportivo in sé e per sé.

Certo, bisognerà prima di tutto tenere in considerazione i protocolli che vigeranno in quel periodo, ”conditio sine qua non@ di tutti i discorsi a carattere sportivo. Le formule saranno da verificare e da studiare categoria per categoria, qualcuna sarà realmente fattibile, qualcun’altra forse no (ad esempio le competizioni legate alla Serie C, maschile e femminile), però crediamo che sarebbe una bella cosa riprendere a giocare con un obiettivo da rincorrere: la coccarda a tre colori, più che mai adesso simbolo dell’unità della nostra Nazione.

 

 

Foto: SportCampania.it


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