VARIE - 21/04/2020

C'è identità di vedute: sarà la settimana per una svolta epocale del futsal?

Mercoledì conference-call tra autorità governative e i rappresentanti di tutto il calcio per decidere cosa fare: ma solo la Serie A potrà rispettare il protocollo sanitario. Intanto Piazzale Flaminio sarebbe pronto a votare all'unanimità per la fine dei campionati

Inizia oggi la serie di appuntamenti caldi per il mondo del calcio, dove tra certezze, spaccature e incertezze c’è solo una cosa che sembra trovare convergenza visti gli ingenti interessi (anche internazionali) in ballo: il fatto che la Serie A di calcio a undici ripartirà, se tutto andrà bene tra la fine di maggio e gli inizi di giugno. Ma comunque ripartirà.

Il protocollo consegnato nei giorni scorsi dal presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ai ministri Spadafora (dello Sport) e Speranza (della Salute), elaborato in maniera oltremodo rigida dalla Commissione Medica federale, resta un processo che solamente i club ”paperoni” della Serie A nostrana saranno in grado di rispettare (anche se, notizia dell’ultim’ora, in otto avrebbero espresso la loro contrarietà). La Serie B sta aspettando di capire che deve fare, la Lega Pro pensa al futuro cercando di salvaguardare il presente (leggi la cassa integrazione richiesta anche per i calciatori sotto i cinquantamila euro lordi di stipendio), mentre per i Dilettanti tutto dipende da quanto sarà malleabile la posizione del presidente Cosimo Sibilia, che continua a professare l’intenzione di riprendere i campionati (per giunta anche a porte aperte) seppur davanti a chiare e palesi problematiche, come quelle che emergono dal mondo del futsal.

Ma andiamo per ordine. Oggi, dunque, è in programma l’assemblea delle società di Serie A con all’ordine del giorno - udite udite - ”aggiornamento sui rapporti con i licenziatari dei diritti audiovisivi 2018-21 e sulla fatturazione e pagamento della sesta rata dei corrispettivi 2019-20; audience certificata della stagione sportiva 2019-20: adozione di parametri di rivalutazione ed eventuali correttivi; scenari attività sportive e relativi protocolli”. Vale a dire, in stretta sostanza, che cosa fare quando si potrà tornare a giocare.

Quindi, questione sanitaria, per come sembra di capire, che non costituirà il punto nodale dell’incontro tra i presidenti di Serie A, che però domani sicuramente andranno in deciso pressing nel webinar con il ministro Spadafora e il suo collega Speranza, conference-call alla quale prenderanno parte anche i presidenti delle altre tre Leghe del calcio, i rappresentanti di AIC, AIAC, AIA, FMSI, e gli esponenti della Commissione Medica che ha elaborato il protocollo. Sarà questa la sede cruciale dell’intera vicenda: se, come appare probabile, i veti andranno a cadere il 3 maggio e dal giorno dopo sarà possibile riprendere gli allenamenti (ma solo per quei club che assicureranno lo standard e l’efficacia dei controlli su giocatori e dipendenti, oltre che sulle strutture anche residenziali, alias la Serie A), tutto il resto del problema, come anticipato in apertura di servizio, dovrà essere affrontato e risolto. E questa settimana si annuncia come quella che potrebbe dare le prime vere risposte ai tanti quesiti.

Nel caso specifico del calcio a cinque, il vero punto interrogativo risiede su quanto il presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Cosimo Sibilia, avrà effettivamente percepito delle necessità del futsal di arrivare in tempi rapidi alla soluzione del problema-ripresa. Perché in verità, alla ripresa, le società del mondo del pallone a rimbalzo controllato (tranne qualche eccezione e nemmeno tanto convinta) proprio non vogliono pensarci e su questo aspetto si alzerà un muro tutt’altro che virtuale di rifiuto, diametralmente in contrapposizione con la linea presidenziale.

Chi dovrà giocare un ruolo fondamentale in questo contesto sarà il Consiglio Direttivo della Divisione Calcio a 5, ossia l’organo che ha in mano le chiavi delle decisioni campali. Ma come si potrà arrivare nel minor tempo possibile alla soluzione finale? L’interpretazione degli eventi che si sono succeduti da Pasqua a oggi ha descritto una situazione che - sembrerà paradossale - allinea i due schieramenti attualmente esistenti nell’arco consiliare, i quali vogliono entrambi arrivare alla conclusione anticipata e definitiva dei campionati nazionali. Mentre, però, la frangia che sostiene il presidente Montemurro cavalca nella sostanza la volontà diretta del numero uno di piazzale Flaminio, il gruppo ”dei cinque” che si oppone a Montemurro e detiene la maggioranza dei numeri in consiglio, sta provando a spingere il presidente della LND, Sibilia, a forzare la mano per portare proprio Montemurro alla convocazione del Consiglio Direttivo. Convocazione che, vogliamo sottolineare, spetta solamente al massimo esponente della Divisione Calcio a 5: lo scrivono testualmente i regolamenti.

Quindi, basterebbe ”semplicemente” che Montemurro, stando la stessa volontà dei consiglieri antagonisti di andare nella direzione di un voto che metta fine ”ex tunc” ai campionati, disponesse la convocazione di questo benedetto Consiglio Direttivo che dovrà limitarsi solamente a partorire il documento (contando, in presenza di questi scenari, sull’unanimità) da presentare a Sibilia, in cui viene sostanzialmente stabilito che il Consiglio Direttivo della Divisione Calcio a 5 ha preso la decisione, a maggioranza inconfutabile, di disporre la fine anticipata della stagione 2019/2020. Atto che potrebbe indurre Sibilia a formalizzare la scelta mettendo fine a questo balletto apparentemente senza senso.

Questo dovrebbe accadere in base alle regole e, sinceramente, chi scrive tutto vuole credere fuorché qualcuno possa remare contro quella che è una volontà, ripetiamo, unanime dei nove dirigenti al secondo piano di piazzale Flaminio. Anche perché, trovare in questa occasione qualche minuto di unità (vogliamo essere proprio ottimisti) sarà assolutamente basilare perché, non dimentichiamolo, poi ci saranno delle scelte da compiere. Per prima cosa per scrivere i verdetti, trovando quanto meno una soluzione che renda giustizia - davanti all’eccezionalità dell’evento-Coronavirus - dei meriti di quelle società che più delle altre erano vicine ai rispettivi traguardi e che, in funzione di una teorica cristallizzazione delle classifiche, possono giustamente godere del passaggio di categoria ”sul campo”; e, in secondo luogo, delle altre che ai propri obiettivi sarebbero potute arrivare se non si fosse scatenato l’imprevedibile.

Ma non è finita. Ci sarà sempre da pensare a ciò che sarà il futsal del dopo-pandemia e i tempi vanno oltremodo velocizzati per prevenire quella che in tempi non sospetti abbiamo paragonato a una sorta di Caporetto del calcio a cinque, cominciando a disegnare i nuovi scenari e scrivendo le regole che andranno applicate da subito per venire incontro alle largamente annunciate esigenze dei club in vista della nuova stagione. Il grido d’allarme è stato lanciato già da un bel po’, bisogna cercare a tutti i costi di non restare altro tempo con le mani in mano, perché il futuro di questa disciplina, adesso più che mai, si gioca sui tempi di intervento. E delle decisioni.


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