VARIE - 29/03/2020

Il toccante racconto di Antonio Pontillo, in prima linea contro il Coronavirus

L'allenatore del Casagiove lavora al Pronto Soccorso del San Sebastiano di Caserta: con i suoi colleghi vive quotidianamente a contatto con il nemico invisibile. "La virulenza del Covid-19 fa impressione, abbiamo timore, ma siamo qua, a giocare di squadra"

Ci sono storie da raccontare che lasciano il segno, in un periodo di quarantena forzata, dove la preoccupazione per molti è scendere a fare la spesa, trovare un diversivo alle giornate monotone, c’è chi fa il lavoro forse oggi più a rischio. Non è facile per nessuno, non è facile anche stare tra le mura di casa, per tanti senza la possibilità di guadagnare, con il lavoro sospeso, con le incertezze che inevitabilmente ci porteremo dietro nei prossimi mesi.

Ma ora le priorità sono altre, in primo piano la possibilità di non ammalarti e di tutelare le persone a te care; poi c’è chi, ogni giorno, con i suoi occhi vede il dolore, la paura, le difficoltà e con lo stesso spirito si mette a disposizione della collettività.

Antonio Pontillo (che vive la sua passione per il futsal allenando il Casagiove in Serie C/1, n.d.c.) lavora al Pronto Soccorso del San Sebastiano di Caserta, divisi in Chirurghi e Internisti (Il medico internista si occupa dell’assistenza ai pazienti affetti da disturbi epatologici, autoimmuni, allergologici, gastroenterologici, reumatologici e di tutte le altre problematiche di medicina generale che non necessitano di un approccio chirurgico, n.d.c.). Lo fa tutti giorni, consapevole dei rischi a cui va incontro.

”La gente ha capito che non deve venire per banalità. Prima c’erano accessi di 230 persone al giorno, ora siamo a 60 pazienti, stanno venendo solo se è indispensabile. C’è responsabilità – dice il dottor Pontillo. - Proprio oggi (l’intervista è stata realizzata la scorsa settimana, n.d.c.), però, ci sono state quattro ambulanze con dei sospetti Covid e siamo andati un po’ in difficoltà. Siamo organizzati benino, perché una parte che prima era dedicata al Pronto Soccorso pediatrico adesso è diventata stanza di isolamento per i sospetti Covid, per cui il paziente che viene con febbre e tosse è completamente isolato. Là facciamo tutti gli esami, il tampone e la direzione sanitaria sta ampliando il reparto di malattie infettive”.

Un’emergenza continua, cresciuta negli ultimi giorni, con il modus-operandi che cambia.

”Abbiamo nove posti in terapia intensiva, fino a ieri i tamponi erano portati al Cotugno e i tempi della risposta erano lunghi, fino a tre giorni; ora ci siamo attrezzati anche noi a fare il tampone”.

E non mancano come sempre le criticità, soprattutto in ciò che dovrebbe essere considerata una priorità per chi è in prima linea come loro.

”So che non riguarda solo noi, ma tutta l’Italia – continua il dottor Pontillo. - Non è facile in queste condizioni. Se viene il paziente sintomatico con febbre o tosse, tu immediatamente lo metti in isolamento e adoperi tutti i presidi necessari, ma il problema sono gli asintomatici, quelli positivi e non lo sanno. Abbiamo avuto dei casi di uno che è venuto per un problema cardiaco e poi si è dimostrato essere covid positivo. C’è un disagio notevole perché ti rendi conto che puoi essere un vettore d’infezione e se uno del Pronto Soccorso si ammala, s’infetta, diventa un macello e bisogna andare tutti in quarantena. La virulenza del covid fa impressione”.

Il racconto del dottor Pontillo fa capire poi quanto questa emergenza sanitaria debba tenere tutti in allarme, non solo persone anziane.

”All’inizio era così, ora posso dirti che l’età media si è abbassata. Ma dobbiamo aspettare il riscontro di tutte quelle persone che sono rientrate in gran parte dal Nord e dalla Lombardia per capire se questo picco tende a salire o no”.

Una preoccupazione che poi, inevitabilmente si sposta anche nell’ambito familiare.

”Ho una figlia in Germania, dove inizialmente se ne sono fottuti e mia moglie è in apprensione. Poi lo vedo anche tra noi colleghi, c’è chi va a trovare il padre, rimane sull’uscio della porta e non entra, c’è chi non dorme col marito o viceversa per evitare. Anche io cerco di mantenere le distanze per quello che è possibile in un appartamento, dobbiamo solo essere attenti sul lavoro e trattare tutti come se fossero positivi, è l’unica difesa, di questo ci siamo resi conto, anche se sono asintomatici”.

Uno spaccato della realtà di questi giorni che il dottor Pontillo vuole chiudere parlando anche della sua città e di un altro racconto che lo ha turbato.

”Caserta sta rispondendo bene agli appelli, per la mia sensazione vedo pochissime persone in strada e questo è importante. I numeri non mi confortano ancora, in Campania non c’è una flessione dei contagi, dobbiamo aspettare. Ho letto di un episodio a Bergamo dove, forse per un disguido, forse, per il caos che quella città sta avendo, hanno sepolto un paziente senza nemmeno avvisare la famiglia. Non dimentichiamo che chi entra in ospedale, non potrà vedere più un parente e, se muore, non avrà sepoltura né funerale. Questo fatto un po’ mi sconvolge. Restiamo a casa”.

Fabio Morra - www.punto5.it

 

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