SERIE A2 - 28/02/2020

'Crisi Italia', la ricetta Imolese. Matera: "La crescita parte dalle società"

Il dg del club emiliano: "Il nostro staff lavora in sinergia e all'interno di quello del calcio, perché fondamentalmente le due discipline sono identiche. Bisogna crescere, crearsi una credibilità e offrire un sogno: solo così i giovani ci sceglieranno e ci dedicheranno tempo ed energie"

Negli ultimi giorni l’emergenza coronavirus ha catalizzato l’attenzione di tutti, finendo inevitabilmente per far passare in secondo piano il resto. Vuoi, soprattutto, per l’effetto che ne è derivato, leggasi il largo numero di incontri rinviati. Ma la nostra ricerca dei ’mali’ del futsal italiano, quelli che inconsapevolmente o meno hanno portato alla ’delusione mondiale’, continua e ci porta oggi in Emilia Romagna, precisamente a Imola. Dopo aver stravinto nella passata stagione il proprio girone di cadetteria (20 vittorie, 2 pareggi e 0 sconfitte al termine della regular season), il sodalizio rossoblu si è approcciato all’A2 con profondo rispetto ma ci ha messo davvero pochissimo per ambientarsi e ritagliarsi un posto tra le grandi. Oggi i ragazzi allenati da mister Carobbi occupano la terza piazza della classifica, a due soli punti di distanza dalla capolista. E con sei gare ancora da giocare il finale è tutto da scrivere.

Più della classifica, ciò che balza agli occhi del roster dell’Imolese (che, lo ricordiamo, avrebbe dovuto giocare domani contro l’OR Reggio Emilia ma per effetto della crisi di cui sopra il match è stato rinviato a data da destinarsi) è la massiccia presenza di giocatori giovani. Molti dei quali cresciuti nel vivaio rossoblu, che si sono affiacciati alla prima esperienza in A2 per nulla intimoriti. E i risultati stanno dando ragione. Tutto, però, comincia da quattro anni prima; da una retrocessione inevitabile.

L’analisi del direttore generale Gianluca Matera: ”Quattro anni fa retrocedemmo con una squadra composta praticamente da juniores. A loro facemmo disputare il campionato di Serie B e ricordo che nell’inverno non facemmo mercato perché credevamo fortemente nel progetto. Non tutti quei ragazzi sono poi arrivati – alcuni militano nei dintorni in club di B e C1 – ma fu un anno che servì a tutti, in particolare al gruppo dirigente e allo staff di lavoro. Perché ci fece capire che quella era davvero la strada giusta. La retrocessione ci fece capire che serviva lavorare, non bastava la buona volontà”. E i frutti, tantissimi, poi sono arrivati. ”La strada da percorrere era quella. E oggi abbiamo delle certezze, tra cui Matteo Paciaroni che è il nostro portiere titolare e William Radesco, entrambi presenti in quella squadra. In più i due classe 2002 nel giro della Nazionale Tommaso Ansaloni e Nicolò Pieri che sono in convitto a Imola. Questo è il nostro investimento concreto nel giovanile con i ragazzi che non sono di Imola che studiano e fanno il percorso sportivo come fossimo una squadra professionistica, quale in realtà ci riteniamo. L’obiettivo ultimo deve essere per forza quello di far arrivare questi ragazzi in prima squadra. E’ la nostra missione. Se ci sentiamo orgogliosi? Tutto questo dà semplicemente significato a ciò che facciamo, altrimenti questo sport sarebbe il gioco di qualche facoltoso che allestisce squadre tanto per. Il nostro sistema lo rende un lavoro reale e concreto”.

Le giovanili, dunque, il fiore all’occhiello del club. Nello specifico l’Imolese ha fatto da apripista per il progetto, poi emulato, ’Futsal in Soccer’. Ma come si esplica nei fatti?
”Qui da noi prestiamo attenzione al percorso completo del giovane: a partire dai pulcini fino ad arrivare all’Under 19 lavoriamo con ogni categoria – prosegue Matera. - Pulcini, esordienti e Under 15, essendoci poche squadre e in questo il movimento è ancora indietro, vengono ’integrati’ alle attività di calcio. L’allenatore dell’Under 15 è nello staff del calcio. Lavoriamo in piena sinergia con loro, ci siamo dentro. Ma per entrarci ce n’è voluta. ’Futsal in Soccer’? Faccio questo lavoro da dodici anni e da otto o nove ho sposato l’idea dell’integrazione calcio-futsal. E’ vero, forse siamo stati i primi a portare questo modello nel calcio professionistico, non inteso come squadre ma a livello di tecnici impiegati direttamente nell’attività di entrambe le discipline. Questo è un aspetto molto importante da chiarire. Il mondo del calcio a 5 può dare tantissimo, a livello formativo, alle categorie di base ma deve imparare tantissimo a livello organizzativo, soprattutto per quanto concerne l’allestimento delle società e i relativi staff. Bisogna fare propria l’idea che si può lavorare a prescindere dal risultato del campo. Si può retrocedere e crescere, e questo noi lo abbiamo toccato con mano”.

Arriviamo al punto focale, la ricetta Imolese. ”Cominciammo facendo iscrivere l’under 15 a calcio, poi il presidente che è un ex calciatore (Lorenzo Spagnoli, ndr) ha creduto così tanto nell’integrazione pedagogica che per tutte le categorie abbiamo deciso di inserire due allenamenti settimanali all’interno delle sedute del calcio a 11. Questo su scala globale, che riguarda quindi tutti e quattrocento i tesserati. Adesso abbiamo fatto un passo ulteriore in avanti nel senso che all’interno degli staff sono presenti nostri allenatori che partecipano attivamente sia all’una che all’altra disciplina. Quando parliamo di integrazione ci poniamo come se le due discipline fossero differenti, ma questo è un errore: forse è una tesi valida a livello agonistico ma non nei principi di base. L’unica cosa che dobbiamo integrare è la conoscenza dell’allenamento negli spazi ristretti perché parliamoci chiaro, fino agli esordienti futsal e calcio sono la stessa identica cosa. Non è, quindi, nel numero dei partecipanti ma nel metodo di allenamento che si cresce. E questo è il nostro modo di porci, che ci ha permesso di farci aprire le porte del calcio professionistico. Solo se si cresce consapevolmente nelle strutture, negli allenamenti, nello staff, i genitori e gli stessi ragazzi possono riconoscerci come disciplina concreta. L’ho provato sulla mia pelle: farsi aprire quelle porte è stato difficilissimo, però piano piano e con tanta pazienza siamo riusciti a trovare il modello ideale. Ripeto una cosa fondamentale: serve, in primis, investire sulla società e poi viene tutto il resto. Molti dicono che con il calcio a 5 si aiuta la tecnica dei giocatori di calcio... è un cavallo di troia che ci si sta ritorcendo contro. Non è affatto questo che il futsal può dare al calcio. ”.

Che idea si è fatto Gianluca Matera della Crisi Italia? E le altre squadre che insegnamento possono trarre dall’esperienza Imolese? ”La ricetta è crescere come società, lo ripeto ancora, e crearsi una credibilità basata sul lavoro che ti permette poi di avvicinarti ad una realtà professionistica. Quanto all’Italia, è molto facile parlare da spettatore. Personalmente mi auspico che il movimento possa avere la forza di credere nell’attività giovanile che negli ultimi anni è cresciuta tantissimo. In questo momento abbiamo bisogno di fermare i motori e lavorare senza ansia di risultati. Se stampa e la stessa federazione continueranno a chiedere punti e vittorie, ci faremo del male da soli. Dovremo avere pazienza e la forza di dare spazio ai nostri giovani, dopo averli messi nelle condizioni di crescere. Questo ci permetterà di avere credibilità e porterà tanti nostri giovani a poter competere a livello internazionale. La credibilità è un aspetto importante. Per ottenerla nel mondo del calcio a 11 gli allenatori di calcio a 5 giovanili dovranno diventare sempre più allenatori di calcio a tutto tondo, con conoscenze specifiche su tutto il panorama ”calcio”. Solo così potremmo essere inseriti nei programmi di lavoro, conoscendo tutto quello che il calcio chiede, non solo a 5 o a 11. Oggi i ragazzi che giocano a calcio fanno tantissimi sacrifici, anche tre ore di macchina per andare ad allenarsi. Noi, in generale, non riusciamo a trovare ragazzi che ne facciano venti in bicicletta, perché? Perché le società professionistiche regalano il sogno di un futuro, noi in tal senso non stiamo offrendo nulla. Se lo specchio della Nazionale sono le società... quei risultati sono inevitabili. Bisogna crescere e rendersi credibile: solo così i giovani ci sceglieranno e dedicheranno tempo ed energia per questa disciplina. E poi, di conseguenza, i risultati saranno inevitabili”.


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