SERIE A2 - 18/01/2019

Mirafin, per Salustri è una stagione da sette: "In campo sempre per vincere"

Il tecnico si racconta: "Ad inizio stagione la società mi aveva chiesto di mantenere la categoria possibilmente senza troppo stress. Sono convinto che possiamo fare di più, pur consapevole che con alcune squadre un gap tecnico ci sia"

Un allenatore che arriva al top, smette, ha la forza di ricominciare da zero, vince tutto il possibile e torna ad assaporare il calcio a 5 che conta...non si incontra tutti i giorni.

”Si - ci dice mister Salustri - ho ricominciato dalla serie D, in uno dei tanti campi di periferia, potevo prendere scorciatoie più facili ma ho voluto rimettermi in discussione, capire se fossi veramente in grado di tornare competitivo a distanza di anni, ho dimenticato le 250 o più panchine di serie A ed ho iniziato un nuovo percorso”.

Un bel coraggio, dalle finali al Foro Italico ad allenarsi sotto la pioggia: ”Anche al Foro Italico c’era un bel tetto di stelle, però condiviso con le oltre 5.000 persone che riempivano tutte le sere le tribune. Scherzi a parte il passato ci dice chi siamo stati ma non ci garantisce chi possiamo essere domani. Lo sport cambia, si evolve, le metodologie di allenamento si perfezionano sempre di più, pensare di riproporsi a distanza di anni con le stesse idee è impensabile”.

Mister, ma è certo che cambiare significa sempre fare dei passi in avanti? ”Alcune squadre ed alcuni giocatori del passato sono usciti dai campi per entrare nella leggenda e nessuno potrà mai disconoscere quanto ci hanno lasciato, anche in termini di nostalgia. Però è inconfutabile come il calcio a 5 sia cambiato nel corso degli anni, non obbligatoriamente in meglio, ma senz’altro ha accentuato alcune specificità tecniche, rivisitato le metodologie per preparare gli atleti, diverse sono le superfici di gioco, sono mutate perfino delle regole”.

Mister, tu hai portato tanti calciatori sui campi di ’calcetto’, oggi sarebbe ancora possibile?
”Quando si parlava di calcetto praticamente tutti erano anche calciatori di livello medio-alto, era usuale vedere giocatori provenienti dal professionismo del calcio a 11. Oggi cerchiamo di acquisire ragazzi giovani che provengono da settori giovanili importanti, ritengo che il calcio a 11 abbia sacrificato la tecnica a favore della fisicità, per questo trovare giocatori che abbiano le caratteristiche per passare al calcio a 5 è più difficile. Sui giovani troviamo una base atletica ottima per poter lavorare, ed hanno più facilità di apprendimento”.

Parliamo di Mirafin, che voto daresti al girone di andata?
”Purtroppo io non riesco a scendere in campo anche per una sola partita con l’idea di non poter vincere. In società ad inizio stagione mi avevano chiesto di mantenere la categoria possibilmente senza troppo stress. Sotto questo punto di vista per il momento ci meritiamo un bel 7, per il mio modo di intendere lo sport direi un bel 5. Sono convinto che possiamo fare di più, pur consapevole che con alcune squadre un gap tecnico ci sia. Ma cercare di vincere contro squadre più forti è quello che maggiormente mi piace ed è per questo che non tollero le partite come quelle di sabato scorso contro il Lido”.

Mister, sbaglio o il capitano ha spento 41 candeline? ”Ne ha messe meno sulla torta perché oramai non avrebbe avuto la forza di spegnerle tutte! Ma Marcelo Moreira è uno di quei campioni di cui sembra abbiano buttato lo stampo, di quelli che un giorno ti faranno rimpiangere il passato, ma questo giorno è ancora lontano. Come tutti i campioni veri, Marcelo continua ad imparare e probabilmente questo gli consentirà di allungare la carriera, magari in un altro ruolo”.

Paolo Petruzzi
Mirafin Uff. Marketing & Comunicazione

 


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