SERIE A - 24/05/2019

Miarelli, un profeta fuori patria. "E' possibile sognare ancora: avanti tutta!"

Il portiere dell'Italservice e della Nazionale è già in clima finale-scudetto. "E' stato bene anticipare la serie di una settimana, non vediamo l'ora di iniziare. Il clima è positivo, in campo senza ansia. Ma sappiamo anche che il nostro dovere lo abbiamo fatto"

Uno dei proverbi della nostra cultura che si mescola alla perfezione recita che non si è quasi mai profeti in Patria. Per Michele Miarelli questo andante calza a tutto tondo, perché le più belle soddisfazioni della carriera il portiere romano se l’è tolte lontano dalla Capitale, dove è cresciuto sportivamente ed ha mosso i suoi o primi passi verso la celebrità.

E se non fosse stato per quel mammasantissima di un certo Stefano Mammarella, oggi sarebbe lui il titolare a tutti gli effetti della porta azzurra. Fatto sta, Miarelli si appresta a disputare con la maglia dell’Italservice la sua terza finale consecutiva dopo le due con la Luparense, la prima delle quali condita dalla conquista dello scudetto. Se la legge dell’alternanza si rispetta questo potrebbe essere la volta buona che il club di Lorenzo Pizza voli molto in alto.

”Il clima è bello - dice Michele sulle colonne de Il Resto del Carlino - perché, anche se i pronostici ci indicavano come la maggiore rivale dell’Acqua&Sapone, rispettarli non è poi così scontato. Sentiamo di aver fatto il nostro dovere e che è possibile sognare ancora, quindi niente ansia”.

Gara-1 - e di conseguenza tutta la serie finale - è stata anticipata di una settimana.

”Hanno fatto bene, perché c’è molta attesa nell’ambiente e voglia di cominciare. Noi non vediamo l’ora”.

Una vittoria per i rossiniani e un pareggio in campionato, successo angolano nella finale di Faenza di Coppa Italia: bilancio in perfetta parità, insomma, ed equilibrio che si annuncia tale anche da domani sera. L’unico handicap, se di handicap si può parlare, è cominciare subito con due sfide al PalaRoma.

”Ma i giocatori di esperienza come i nostri non vanno fuori giri solo perché trovano un clima ostile. E comunque si gioca sempre in un clima di correttezza sugli spalti, non ci sono gli eccessi del calcio a undici. A Montesilvano, insomma, possiamo fare la nostra partita come se giocassimo a Pesaro”.


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