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NAZIONALE - VARIE - 18/5/2012  
Nazionale Under 21, sono tornati... quei bravi ragazzi!
IL REPORTAGE - Chi c'era, sa. Chi non c'era si alza in piedi e tributa agli azzurrini di Raoul Albani una strameritata standing ovation per ciò che hanno fatto i baby italiani a casa della Rojita. Due pareggi in terra spagnola che profumano di vittoria. Su tutta la linea. E il movimento nostrano di calcio a 5 ringrazia.

Notizia del 18/5/2012... clicca per leggere
Sicuramente, quando tra dieci anni qualcuno andrà a rivedere le statistiche, risulterà che nel maggio 2012 Spagna e Italia hanno pareggiato prima per 3-3 e poi per 1-1. Pari e patta, dunque; né vinti, né vincitori. Un punto per uno, nel caso ci fossero stati punti in palio. Perchè loro hanno segnato tre (prima, uno poi) gol proprio come noi, ma soprattutto perchè tra dieci anni in pochi si ricorderanno come sono andate realmente le cose a Albacete e Quintanar del Rey.

IL REPORTAGE - Allora, visto che la memoria adesso è ancora fresca, diciamo che la Giovine Italia di Raoul Albani torna dalla trasferta spagnola da vincitrice. Da vincitrice morale, almeno. Perchè, diciamoci la verità: sicuramente gli avversari non saranno stati proprio gli stessi di Bassano del Grappa e Montebelluna, ma sempre “Spagna” si chiamavano. E quando si dice “Spagna”, si sa, la mente comincia a spaziare qui e lì alla ricerca di ricordi più o meno lontani. E quasi mai, questi ricordi, lontani o vicini che siano, ci fanno sorridere; a meno che non si parli della semifinale dell'Europeo di categoria nel 2008 a San Pietroburgo e di quel gol di Bordignon, oppure dell'Europeo di Ostrava nel 2005 quando la Nazionale maggiore vinse 3-1. Ma questa è un'altra storia, questi sono altri tempi. E non siamo certo così autolesionisti da voler ripercorrere tutte le esultanze che le Furie Rosse ci hanno strozzato in gola. Ma è proprio perchè certe ferite sono ancora fresche, che ad Albacete prima e a Quintanar del Rey poi - nonostante in palio non ci fossero titoli, trofei o chissà cos'altro – qualche brivido d'emozione è corso lungo la schiena.


QUEI BRAVI RAGAZZZI - In pochi si aspettavano prestazioni del genere. Eppure il capitano l'aveva detto e ribadito chiaramente alla vigilia della prima gara: “Dobbiamo avere coraggio”. In tanti avranno pensato che fossero parole di circostanza, un modo per convincersi che l'Italia ci avrebbe provato, ma che però poi, come spesso accade, non ci sarebbe riuscita. La verità però è un'altra. La verità è che dieci gol in due partite fanno male e non si dimenticano, nemmeno a distanza di due mesi. A Bassano e Montebelluna abbiamo incassato, accusato i colpi, ma anche guardato avanti; chi c'era, non si era di certo dimenticato. Chi non c'era, se l'è fatto raccontare, a voce o con le immagini. E in Italia il significato della parola “orgoglio” lo conosciamo bene tutti: leggerlo sul vocabolario è facile, farlo vedere sul campo, con la Spagna, in Spagna, però, è tutta un'altra cosa. E allora succede che l'arbitro fischia e comincia la partita, e siamo noi che impostiamo il gioco: loro aspettano, provano a ripartire; e può venire il dubbio che sia un caso, ma un caso non è se succede nell'azione dopo, e in quella dopo, e in quella dopo ancora: è l'Italia che fa la partita! E poi arrivano le occasioni, ma la palla sembra proprio non voler entrare; allora pensi: “se non segniamo, va a finire che ce lo fanno loro in contropiede”. Invece no, il gol arriva e quello 0-1, che rimarrà lì, fisso sul tabellone per i 15' d'intervallo, ti dà il primo brivido.
Poi succede quello che tutti temono, perchè iniziare il secondo tempo – a meno che non hai un vantaggio di almeno tre o quattro reti – è un po' come iniziare daccapo: bisogna tenere botta, almeno nei primi minuti, altrimenti loro ritrovano fiducia. E magari fosse stata solo la fiducia... Oltre a quella, gli spagnoli trovano il pari, il sorpasso e anche il tris; e allora ecco che sembra un film già visto. “E adesso come si fa a spiegare a chi non c'è, che anche se perderemo abbiamo giocato davvero bene?”, era un pensiero ricorrente, lo ammetto. E invece no, questo non è il solito film, perchè stavolta c'è il lieto fine. E la sapete la differenza tra fine lieto e fine lietissimo? Due parole: “palo esterno”. Oppure “palo interno”. Fate voi, perchè il giorno dopo la storia si ripete tale e quale, in modalità e punteggio differenti, certo, ma sempre vantaggio è stato e sempre pareggio, alla fine, sarà.

STANDING OVATION - Due pareggi che ci vanno stretti, su questo non ci sono dubbi. Stretti come gli azzurrini, legati in un unico lungo abbraccio mentre suona quell'inno, il nostro inno. Stretti come i pugni di ognuno di loro, che tiene in mano i lembi di maglia dei due compagni che gli sono al fianco, per poi strattonarli sul finale, sul “che schiava di Roma, Iddio la creò. Sì!”. E' anche questo che ha fatto la differenza. Che fa la differenza come il coraggio – proprio quello che diceva Peppe Mentasti – e come un pizzico di follia, come l'esperienza di chi di maglie azzurre ne ha vestite già tante e anche quelle della Nazionale maggiore, o come l'entusiasmo di chi questa maglia l'ha vestita in Spagna per la prima volta e l'ha sentita subito sua, così tanto che ha timbrato già all'esordio. Come la voglia di divertirsi di questi 15 ragazzi, che l'hanno saputo fare scegliendo sempre i momenti opportuni. Perchè in fondo, a vent'anni, il calcio a 5 è prima di tutto un gioco.

Cristina Battista









 
 
 
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