Leonardo, stagione da incorniciare. Perdighe: “La società ha raccolto i frutti di anni di lavoro”

Nonostante non sia arrivata la qualificazione ai play-off, sfumata all’ultima giornata a conti fatti, per la Leonardo è una stagione che difficilmente si dimenticherà. Come è impossibile dimenticare l’apporto del capitano, Fabio Perdighe che ha annunciato il suo ritiro dopo sei anni con la maglia della compagine sarda.

“Questa stagione è andata ben al di là di ogni aspettativa. Il nostro obbiettivo, sin dall’inizio, è stato quello di una salvezza tranquilla e devo dire che già nel mese di dicembre potevamo ritenerci quasi in salvo. La società in questi anni ha lavorato benissimo e penso si siano raccolti i frutti di questa continuità”.

Oltre al bel campionato, la soddisfazione di aver preso parte alla Coppa Italia di A2 ed essersela giocata fino all’ultimo contro i padroni di casa del Cobà…

“Traguardo impensabile ad inizio stagione, ma che ci siamo costruiti partita dopo partita. Alle ultime giornate di andata ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti ‘perché non provarci?’. Le Final Eight sono sempre un’emozione fortissima e non abbiamo di certo sfigurato, al cospetto di una squadra costruita per vincere. Resta un piccolo rammarico, di non esserci arrivati al top, ma per noi è stata un’esperienza indimenticabile che ha ripagato gli enormi sacrifici fatti”.

Si chiude un capitolo importante per te: cosa ti senti di dire a conclusione di questo ciclo?

“Durante la preparazione, mai avrei pensato di concludere la mia carriera. Purtroppo, i troppi problemi fisici mi hanno limitato parecchio ed era impossibile andare avanti. Per questo ne approfitto per ringraziare i miei compagni, lo staff tecnico, la società ma soprattutto Lele Secci per avermi aiutato a portare a termine nel miglior modo il mio cammino. Sabato scorso, a fine gara le emozioni hanno preso il sopravvento e quelle immagini penso racchiudano ciò che per me è stato il futsal giocato. Voglio ringraziare ancora tutte le persone che hanno fatto parte di questo mio percorso, in tutti questi anni, e spero sempre più che questo sport possa raggiungere finalmente la visibilità e la credibilità che merita”.

C’è un momento in particolare in questa tua carriera, o un gol, o un aneddoto, che spicca più di altri?

“In ventuno anni ne ho viste e vissute di tutti i colori, quindi sarebbe impossibile sceglierne una in particolare, ma penso che i due stage giovanili con la maglia della Nazionale, siano stati un’emozione unica. A diciotto anni mi vennero i brividi quando arrivò la chiamata…”.