breaking news

07/03/2021 22:50

Serie C, sarà una ripartenza... a metà? Solo in otto comitati c'è la volontà di tornare a giocare

Se è vero che le indicazioni date dalla FIGC nel Consiglio Federale andato in scena giovedì scorso hanno sostanzialmente ribadito l’ok per la ripresa dei campionati regionali di vertice (che, ricordiamo, sono quei campionati - C1 maschile e C femminile nel futsal, Eccellenza nel calcio maschile e Serie C in quello femminile - complementari con quelli nazionali), è altrettanto vero che la ripartenza del pallone, compreso quello a rimbalzo controllato, non potrà avvenire se non dopo il pronunciamento del Consiglio di Lega che mercoledì 10 marzo dovrebbe mettere i paletti iniziali dell’attesa ripresa. Attesa per modo di dire, perché davanti al crescente aumento dei numeri del contagio legati al diffondersi delle varianti un po’ lungo tutta la Penisola, stanno lievitando inevitabilmente anche i timori di quelli che potrebbero essere gli effetti del Covid sulla regolarità di quel ritorno all’attività chiaramente anelato a tutti i livelli.

Mercoledì, insomma, l’assise al quarto piano di Piazzale Flaminio stabilirà verosimilmente criteri e format avocando le volontà espresse da quei Comitati Regionali che stanno già lavorando più o meno velatamente per farsi trovare pronti al momento dell’ok che arriverà da Roma. Ma a prescindere dagli aspetti organizzativi, che necessariamente varieranno da regione a regione, non si potrà tener conto, ovunque, di una serie di situazioni che andranno a intaccare la voce ripartenza.

In primo luogo la questione inerente l’attuazione del Protocollo, le cui spese saranno inizialmente a carico delle società se non interverranno provvedimenti governativi che consentiranno alla FIGC, tramite la LND e i Comitati Regionali stessi, di ristorare le somme messe sul tavolo dai club che intenderanno riprendere l’attività. Che, sia chiaro, è già stata preceduta dalla comunicazione della LND, che ha fatto sapere che garantirà la facoltatività della decisione dei club contrari assicurando loro il mantenimento del titolo sportivo. In verità, questa garanzia è ancora teorica, in quanto la preservazione del titolo sportivo dovrà passare attraverso una deroga all’articolo 47 delle NOIF citando l’eccezionalità della situazione legata alla pandemia: e sinceramente vogliamo sperare che i vertici federali non remino in direzione opposta, perché si creerebbero difficoltà e non di poco conto nella realizzazione del piano di azione approvato nel Consiglio di Lega del 5 febbraio.

Tutto questo andrà sommato anche al problema di come regolamentare la fine del trasferimenti temporanei, considerando che un consistente numero di atleti ha chiesto e ottenuto di poter andare a giocare in campo nazionale, campionati che termineranno ben oltre la data del 31 marzo, il che potrebbe determinare dispute sulle cessazioni appunto dei trasferimenti soprattutto nel caso di società che otterranno il diritto di giocare i playoff (ma anche i playout), nei confronti delle società cessionarie.

Per non dimenticare le crescenti carenze di liquidità dei partners economici legati commercialmente con i club, che costituiscono la spina dorsale della copertura dei costi, che in molti casi si trovano con le casse praticamente deserte e devono di conseguenza ridimensionare il loro impegno di partnerariato.

Situazioni, insomma, che dovranno essere analizzate prima che si attuino i format per la ripresa, il che rappresenta probabilmente la parte meno onerosa della questione. Fermo restando che tutto il discorso appena fatto dovrà essere modellato per quei Comitati Regionali dove si sta lavorando per la ripartenza (in che termini specificatamente numerici si vedrà), visto che non mancano i casi di strutture territoriali dove la tendenza è, invece, opposta e del ritorno in campo potrebbe non farsene nulla.

CHI NON PARTE? - Nei giorni scorsi la nostra redazione ha opportunamente ascoltato la posizione dei responsabili regionali di tutti i comitati d’Italia, forgiando un quadro della situazione decisamente attendibile riguardo gli scenari che si andranno a definire già entro la fine di questa settimana. La tendenza nazionale è quella di ripartire. Ma i no sono parecchi.

Il Friuli Venezia Giulia ha bruciato tutti e ha deciso già dalla metà della scorsa settimana la conclusione anticipata dell’attività. La Serie C non era ancora iniziato quando è intervenuta la sospensione dei campionati minori attraverso il DPCM di fine ottobre e per le dodici società che avevano ratificato la loro iscrizione l’appuntamento è rimandato al primo luglio prossimo per i primi passi nella stagione 2021/2022.

Situazione abbastanza nitida per Abruzzo e Umbria, dove le società si sono espresse per non riprendere a giocare. Parliamo di regioni dove già da settimane vengono istituite zone rosse a macchia di leopardo (leggasi le province di Pescara, Chieti e Perugia) a causa della crescita delle positività. Sulla stessa linea viaggiano i Comitati Provinciali Autonomi di Trento e Bolzano, con quest’ultimo che risente pesantemente delle restrizioni imposte coattivamente dall’ordinanza del presidente Arno Kompatscher, che stanno mettendo a serio rischio, come si è potuto leggere in altri servizi, la stagione del Bubi Merano in Serie A2.

Le criticità nel Nord-Est stanno spingendo anche il Comitato Regionale del Veneto a optare per mettere il punto finale. Nell’ultimo webinar di verifica, solamente una sparuta percentuale dei ventisei club che popolano la Serie C1, maschile e femminile, si sono detti propensi a ripartire ed appare molto difficile che altre società si allineeranno.

In Lombardia tredici società su sedici avevano già proceduto con la stesura di un documento in cui chiedevano apertamente la chiusura anticipata del campionato di C1. Il problema che il neo-responsabile regionale Oscar Giraldi ha tenuto a evidenziare come causa principale, risiede tuttavia nella mancanza di spazi in quelle strutture che sono rimaste aperte e all’interno delle quali si è concentrata l’intera attività a carattere nazionale delle società rientranti nella lista del CONI, con la conseguenza che pur volendo ripartire, le società di futsal regionale sarebbero costrette a trovare impianti di emergenza a costi ben più elevati rispetto allo standard. Insomma, una concausa non certo irrilevante.

Anche in Sardegna la tendenza delle società è indirizzata verso la chiusura della stagione e questo nonostante l’isola sia l’unica regione italiana collocata nella cosiddetta “fascia bianca”, con percentuali di contagio al di sotto delle soglie che hanno permesso nell’ultimo periodo un progressivo ritorno alla normalità.

A conti fatti, sono sette, dunque, le regioni dove difficilmente si tornerebbe in campo. Usiamo precauzionalmente il condizionale perché le condizioni, dopo il Consiglio di Lega di mercoledì, sarebbero suscettibili di variazioni e l’attuazione di format più sostenibili potrebbe indurre molte società, al momento votate per il no, a cambiare posizione.

Inoltre, vanno considerate tutte da determinare le situazioni nelle Marche e in Basilicata, dove i campionati  regionali non erano ancora partiti prima che sopraggiungesse la seconda ondata del Covid, con i responsabili Capretti e Palazzo che hanno chiarito, così come ha fatto Fabio Petta del C.R. Molise, che la decisione sulla ripartenza verrà presa dopo aver avuto dal Consiglio di Lega le indicazioni complessive su come procedere. In linea con questa tendenza anche la Toscana, dove il presidente regionale Paolo Mangini ha assunto “ad interim” la conduzione del calcio a cinque.

IL POPOLO DEL SI - Posizioni, dunque, per metà tendenzialmente negative e per metà che virano in campo positivo. Piemonte e Valle d’Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia hanno fatto sapere di essere pronte a mettere in atto il piano della ripartenza. In Piemonte, va precisato, il Consiglio Direttivo del Comitato Regionale tenutosi sabato, si è espresso in questo senso, previa discussione con i club iscritti: ma stando a quanto si è potuto percepire, ci sarà l’adesione più o meno generale delle società. E così anche nelle rimanenti regioni, con qualche eccezione un po’ più marcata in Puglia per via della coincidenza della ripartenza con le prime avvisaglie della stagione estiva che porterà molti giocatori a recedere dagli impegni sportivi per via dell’attività lavorativa stagionale.

Fatta questa ampia disamina, dunque, si preannuncia una Serie C sostanzialmente spaccata e il Consiglio di Lega di mercoledì dovrà necessariamente trovare una quadratura del cerchio che metta tutti d’accordo e stimoli anche le componenti più riluttanti a posizionarsi su linee di apertura nei confronti della ripresa dei campionati. Sulle eventuali date emerge chiaramente la volontà di bypassare le festività pasquali: ma al momento è un aspetto di importanza relativa, prima sarà meglio individuare i punti comuni su cui allineare la maggior parte delle posizioni, all’aspetto organizzativo si potrà pensare subito dopo.

cas.





Foto: Mirimao