Sporting, è qui la festA2. Campanelli non è sazio: ''Pronti ad alzare l'asticella delle ambizioni''

Se non esistesse bisognerebbe certamente inventarlo. Perché uno come Daniele Campanelli sarà la panacea di tutte le esigenze di qualsiasi società. Onnipresente, sempre attivo, un punto di riferimento sia a livello dirigenziale che per gli stessi giocatori, il primo ad arrivare al PalaCappuccini e l’ultimo a girare la chiave del pallone salese. Quello dello Sporting Sala Consilina è un progetto in cui è stato letteralmente coinvolto e del quale il buon Daniele è stato parte attiva e una delle componenti strategiche.


- Che significa per te aver vissuto in prima persona questa escalation fino alla promozione in A2?


“Sicuramente è un’emozione unica, se penso da dove siamo partiti. Era il mese di gennaio del 2019 quando fui invitato ad entrare nell’allora Dolcevita Padulfer, che militava in C2. Fu quella l’occasione in cui conobbi Giuseppe Detta con il quale avemmo sin dall’inizio la stessa visione per il futuro. Dopo quei pochi mesi, ma intensi, decidemmo insieme di creare un roster che potesse ben figurare in C1. E di li è iniziata l’ascesa fino a questa promozione che considero un grande traguardo ed un grande premio per i tanti sacrifici fatti in questi anni”. 


- Quando Giuseppe Detta ti disse se volevi far parte di questa avventura, onestamente, cosa hai pensato e soprattutto ti saresti mai aspettato che nel giro di così poco tempo lo Sporting sarebbe arrivato laddove è arrivato?


“Quando mi disse se volevo far parte di questa società, subito ho visto in lui le mie stesse ambizioni. Ovviamente in ogni percorso che si inizia ci stanno dei sogni, e sicuramente ci stava quello di portare in alto questi colori. Ho sempre creduto in questa società, nei giocatori che si sono alternati in queste stagioni, nello staff, ed ero sicuro che avremmo potuto far subito bene e i risultati lo hanno dimostrato”.


- La passata stagione il Covid non vi ha permesso di festeggiare, unici in Italia, la vostra promozione in Serie B ottenuta sul campo. Quest'anno avete dovuto fare i conti con un avversario in più come la pandemia. In cosa lo Sporting ha saputo eccellere nel passaggio tra il regionale e il nazionale e, sul piano organizzativo, quali sono stati i meriti che senti di ascrivere maggiormente alla società?


“Siamo stati bravi a gestire ogni emergenza che si è presentata con professionalità e serietà, cercando di prendere sempre la giusta decisione e alla fine i risultati ci hanno premiato. La società è stata capace di lavorare bene nel passaggio tra regionale e nazionale, curando ogni minimo dettaglio e questo, in una stagione particolare come quella appena conclusasi, è stato fondamentale. Se devo citare il maggiore merito di questa società è quello di aver saputo programmare e farsi trovare pronta nei momenti di maggior necessità”.


- La sconfitta con l'AP, il ko con il Benevento e l'amara eliminazione dalla Coppa Italia: sono stati i due momenti amari di una stagione per il resto pressochè perfetta. Se dovessi tornare indietro quali errori eviteresti di commettere nelle due gare che vi sono costate altrettanti ko?


“Io penso che le vittorie e le sconfitte facciano parte di questa disciplina come di tutti gli altri sport. Dire quale errore eviterei non saprei, so soltanto che i ragazzi, nonostante queste sconfitte, sono stati sempre bravi a ripartire e alla fine la vittoria di questo campionato lo dimostra. Sicuramente non posso nascondere che la Coppa Italia fosse un obiettivo di inizio stagione, probabilmente se non ci fosse stato il blocco di dicembre le cose sarebbero andate diversamente. Ma con i se e i ma non si va avanti, per questo ora godiamoci questo meritato traguardo”. 


- L’A2 comporterà un maggior livello organizzativo: su quali ruoli sarà necessario intervenire per creare le condizioni di una società completa e capace di mettersi sullo stesso piano di club notoriamente più blasonati e strutturati?


“Sicuramente bisognerà alzare l’asticella organizzativa come fatto lo scorso anno per affrontare la Serie B. Ogni categoria comporta un aumento di lavoro e di figure necessarie per far bene. Ho fatto una lista delle varie cose che bisogna fare, che secondo il mio modesto parere possono far crescere questa realtà. Ma ora, però, voglio godermi questa vittoria. Mi sono preso una settimana di relax dopo il durissimo lavoro di una stagione intera senza pensare a cosa possa succedere domani. A breve inizierò dei corsi di formazione dirigenziale che sicuramente mi permetteranno di migliorare le mie conoscenze in modo da essere pronto per questo salto anche come preparazione personale”.