Sporting, è qui la festA2! Foletto sull'isola felice: ''A Sala Consilina abbiamo scritto la storia''

Sala Consilina era stata per Darci Foletto un'isola felice una decina di anni fa, quando da calciatore aveva contribuito a suon di gol alla promozione in Serie B e a far bene in quella che è poi rimasta l'unica stagione nei cadetti. Adesso Sala Consilina è diventata per Darci Foletto l’isola felice da allenatore, dove ha conquistato la fama con la storica promozione in A2 concretizzatasi a Potenza. 


- Darci, salese for ever? In tre anni dalla C2 all'A2... ti aspettavi un percorso simile?


“Assolutamente si, Sala per sempre... prima da calciatore, poi allenatore e se il destino lo vorrà anche da tifoso. Iniziare della C2 ed arrivare in A2 non è facile per qualsiasi persona. In C2 ho perso soltanto una partita, due in Serie B… in tre anni. Sono numeri incredibili per un allenatore giovane come lo sono io. Ma sono altrettanto consapevole che senza una società organizzata non si arriva da nessuna parte”.


- Si dice sempre che è facile chiedere una Ferrari... ma poi bisogna saperla guidare. La società ti ha messo in mano la scorsa estate una fuoriserie che tu hai dimostrato di saper pilotare. Li vogliamo dare una volta tanto i giusti meriti al mister? Qual è stato il tuo segreto?


“Alla fine tutti gli allenatori vogliono i più forti e posso dire che la società, in questi anni, mi ha sempre dato materiale umano eccezionale. Poi a gestirlo e ad allenare ci vuole la persona giusta. Senza fare demagogia io conoscevo l’ambiente, avevo la fiducia della società e ho fatto vedere come volevo far giocare la squadra, alla fine mi sentivo preparato per vincere. Poi è un unione di fattori che ti portano alla vittoria finale, i giocatore più la società più lo staff: e a Sala Consilina tutto è riuscito alla perfezione”


- Hai avuto a disposizione giocatori di grande personalità, forti tecnicamente, duttili tatticamente. Sono stati poi inseriti innesti che hanno ulteriormente alzato il potenziale della squadra. Come la definiresti questa squadra? Che valore gli dai sul piano tecnico, tattico e anche umano?


“Giocatori tutti di una qualità indiscutibile, che hanno vinto ovunque sono passati. La squadra ha capito sin dall’inizio che volevo fare un gioco propositivo, fatto di molto possesso palla e capace di realizzare tanti gol: allora abbiamo lavorato per questo tatticamente, volere sempre giocare il pallone e secondo me li la società ha fatto un grande lavoro prendendo giocatori specifici, con questi doti. Poi sul piano umano è giusto dire che sono state delle persone eccezionali, porterò ognuno nel mio cuore”.


- Dal 23 gennaio al 24 aprile: tre mesi incredibili in cui è successo di tutto... dall'infortunio di Brunelli alla sconfitta con l'AP, dalla beffa con il Benevento al Covid, dal 3-3 assurdo col Cisterna all'apoteosi di Potenza. Dopo tre mesi di trionfi, come hai vissuto questa seconda parte di stagione davvero incredibile?


“Ti devo dire che stare a casa con il COVID è stata la più brutta esperienza da quando sono in Italia! E poi dovevo, insieme a Rosciano, Buonavoglia e la società, preparare di nuovo un’intera squadra, abbattuta da questa brutta malattia, per giocare quattro finali in dieci giorni! Ma i ragazzi sono stati davvero bravi. A tutti ho sempre ricordato che nel girone di ritorno abbiamo perso soltanto un punto”.


- Squadra vincente non si tocca… e allenatore vincente?


“Ora è il momento di andare ad abbracciare la mia amata figlia, non vedo davvero l’ora, e poi con calma penserò al futuro. L’importante è che mi sento salese e qualsiasi decisione verrà presa, se rimanere o meno, sarò per sempre contento di quello che abbiamo fatto insieme. Questa si chiama storia”.