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11/03/2021 12:58

Una ripartenza sempre più a metà: anche in Veneto, Abruzzo, Toscana e Umbria la C1 non riprenderà

I primi effetti post Consiglio di Lega non sono tardati ad arrivare e tutto quell’ottimismo che trapelava in merito alla ripartenza dei campionati regionali di vertice sta lasciando progressivamente spazio ad una situazione molto chiara: non c’è tutta quella volontà di tornare a giocare come invece sembrava. O meglio, non c’è una volontà uniforme, anzi uniforme non lo è per niente, perché si spazia da situazioni di intenzioni marcate (leggi Lazio, Campania, Emilia Romagna e persino Liguria) ad altre in cui la decisione di non ripartire è stata già decisa da giorni (come, ad esempio, in Friuli Venezia Giulia e Lombardia).


Nel Consiglio di Lega del 10 marzo sono state adottate delle determinazioni comunque fondamentali. Intanto il blocco delle retrocessioni che si riverbererà sul divieto posto a quelle società che non riprenderanno a giocare, di poter presentare domanda di ammissione o ripescaggio nelle prossime due stagioni. Il problema, semmai, è quello legato in primis al numero di squadre da ritenersi accettabile per far si che si possa pianificare un minimo di attività ufficiale: ma su questo aspetto di congruità peserà la parola finale del presidente federale Gabriele Gravina (nella foto de Il Sole 24 Ore), indicato assieme ai vicepresidenti Del Pino e Calcagno di valutare la situazione nella sua complessività e di stabilire se l’eventuale ripartenza possa esserci anche solo per quei Comitati Regionali che si sono espressi in questo senso presentando già i propri format al governo dei Dilettanti (senza poi dimenticare che bisognerà ricalcolare il discorso degli scambi numerici tra retrocessioni e promozioni, visto che le disposizioni di inizio stagione sono chiaramente saltate).


Senza dimenticare, è questo non sarà certo un elemento di secondaria rilevanza, che sulla macchina della ripresa dei campionati considerati di fatto dal CONI (che ha già detto che si limiterà a recepire le indicazioni fornite dalla FIGC) di interesse nazionale, peserà l’attuazione del Protocollo di prevenzione sanitaria, i cui costi ora sono destinati ad essere a carico dei club qualora non interverranno provvedimenti governativi che sgraveranno le società da questa incombenza. E sull’aspetto delle spese è da tempo che si discute alla ricerca di una quadra concertata con la LND, che a dicembre ha già distribuito una quota unitaria di 6000 euro ai club di vertice del calcio a cinque (ossia le 24 società di Serie A maschile e femminile) e che adesso dovrebbe dare indicazioni in merito alle centinaia di società pronte a scendere nuovamente in campo tra calcio e futsal.


ALTRE RINUNCE - Il numero dei campionati che non ripartiranno, nel frattempo, è cresciuto. Se Friuli Venezia Giulia e Lombardia avevano già comunicato prima del Consiglio di Lega la decisione di scrivere la parola fine anticipata alla stagione 2020/2021, a ridosso dell’assise di piazzale Flaminio sono arrivate altre conferme a quanto anticipato nel nostro servizio di venerdì scorso: anche per Veneto, Abruzzo, Toscana e Umbria la stagione è finita. 


Non si ripartirà, come nel caso di Veneto, Abruzzo e Umbria, e non si comincerà in Toscana, dove l’attività regionale non era ancora scattata quando arrivò lo stop ai campionati regionali e provinciali alla fine dello scorso mese di ottobre. E la tendenza sembra riguardare anche la Basilicata dove i club avrebbero detto con chiarezza ai vertici di Potenza che per tutti i discorsi agonistici se ne riparlerà direttamente a settembre.


LE INCERTE - Ci sono invece alcune regioni dove ancora non è stata espressa una posizione definitiva sulla possibilità di annullare definitivamente la stagione. E’ il caso del Trentino Alto Adige, dove la discussione verte sulla differenza di intenzioni tra le società dell’area trentina (quattro avrebbero espresso la loro adesione) e quelle della provincia di Bolzano, dove nessun club ha deciso di ripartire con la “aggravante” dell’ordinanza del governatore Kompatscher che la delimita come fascia rossa (la questione-Merano trattata nei giorni scorsi, tanto per intenderci). 


Nelle Marche, invece, alla luce di quanto disposto ieri, si aspetta di conoscere il numero minimo di società con il quale Gravina darà l’ok per poter disputare il campionato: ma la decisione finale, per quanto ci è parso di aver capito, verrà presa di concerto con i club. Sostanzialmente analoga la situazione in Molise.


In Sardegna, infine, qualcosa si sarebbe mosso e sembrerebbe che alcune società (ma parliamo di due o tre) si siano espresse favorevolmente per il ritorno in campo. Ma anche in questo caso la situazione è in pieno divenire.


LE FAVOREVOLI - Diversi i Comitati Regionali che sarebbero pronti a ripartire: Lazio, Campania, Calabria, Sicilia, Emilia Romagna, Piemonte Valle d’Aosta e Liguria avrebbero già raggiunto i numeri che Gravina potrebbe ritenere congrui per dare il proprio benestare alla ripresa. Le notizie provenienti dalla Puglia, invece, parlano di un equilibrio tra favorevoli e contrari, ma in questi giorni le società saranno chiamate ad esprimere il loro assenso attraverso un questionario che il Comitato Regionale invierà a tutti i club sia del settore maschile che del femminile.