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07/03/2021 11:42

''Houston, il problema persiste''. E peggiora! Bubi Merano, le partite a rischio diventeranno otto!

“Houston, se prima avevamo un problema, il problema è ancora più grave”.


Decliniamo la celeberrima frase di Jack Swigert, pronunciata durante la missione Apollo 13, e poi resa mitica da Kevin Bacon nell’omonimo film di Ron Howard con Tom Hanks nel cast; per adattarla forse in maniera poco elegante ma assolutamente misurata su quello che sta succedendo a Merano e che, purtroppo, coinvolge il Bubi. Ne avevamo parlato già alcune settimane fa, denunciando la situazione che si stava creando (LEGGI QUI) e che poi, puntualmente, si è creata (LEGGI QUI), con inevitabili ripercussioni non solo sull’attività della formazione giallorossa ma sulla stessa regolarità del girone A del campionato di Serie A2.


LA NUOVA ORDINANZA - Già la situazione, alla luce della prima ordinanza del presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, aveva imposto alla Divisione Calcio a 5 di decidere per il rinvio d’ufficio coatto di cinque partite che il Bubi avrebbe dovuto disputare tra il 20 febbraio e il 6 marzo (parliamo delle gare “ordinarie” con Arzignano, L84 e Aosta e dei recuperi con Prato e Milano). Venerdì ecco che dal Palazzo di piazza Magnano 1 viene promulgato un nuovo atto, l’ordinanza numero 13 (LEGGI QUI), ulteriormente restrittiva e allargata anche ad altri comuni dell’area interessata dal fiume Passirio (dai quattro originari a ben 14), con il lockdown prorogato a tutto il 14 marzo, a conferma di quanto avevamo anticipato da queste colonne lo scorso 26 febbraio (LEGGI QUI). Con la conseguenza che anche le gare con l’Arzignano (recupero del match di andata) e il doppio confronto con il Città di Mestre in calendario per il 13 e 16 marzo, rischiano seriamente di andare ad arricchire il carnet delle sfide che il Bubi sarà poi chiamato a disputare tra il 20 marzo e il 24 aprile, sempre che la situazione inverta il proprio trend. 


UN ASSURDO “TOUR DE FORCE” - Insomma, facendo i dovuti calcoli, escono fuori qualcosa come dodici partite da giocare nell’arco di 35 giorni (magari quaranta se vogliamo allungare il periodo dei recuperi al weekend del Primo Maggio).


“Viene da sorridere - è l’osservazione ironica del presidente del Bubi, Antonio Calovi - pensando che l’allenatore della Roma, Fonseca, si lamenta perché giocatori strapagati si stiano stressando davanti a un calendario di Serie A che impone loro di giocare tante gare in poco tempo. Noi che dovremmo dire se alla fine saremo costretti a disputare dodici partite in sei settimane?”.


Francamente, come dar torto a Calovi, aggiungendo anche che alla squadra serviranno anche alcuni giorni per recuperare un minimo di forma dopo quasi un mese di stop forzato. Insomma, c’è poco da stare allegri?


COSA FARE? - La domanda, a questo punto, sorge spontanea: come risolvere il dilemma di houstoniana memoria? L’azzardo che avevamo mosso quando si conclamò il problema era stato quello di proporre una deroga che permettesse al Bubi, alla luce della straordinarietà della situazione provocata da un evento imprevedibile e incontrollabile come la pandemia da Covid 19, di poter chiudere anticipatamente la stagione ma ritrovarsi in mano il titolo per potersi iscrivere al campionato di A2 della prossima stagione: deroga che la Divisione Calcio a 5 potrebbe richiedere alla LND che a sua volta la presenterebbe al governo della FIGC chiamato ad esprimersi in merito. Percorso realisticamente arduo viste le tempistiche piuttosto ridotte ma che nella sostanza risolverebbe molte situazioni.


Altrimenti non ci sono alternative alla ricalendarizzazione delle otto partite sulle quali grava il provvedimento di Kompatscher, con il Bubi che ripartirebbe a giocare dal 20 marzo con la trasferta "ordinaria" di Massa e poi giocherebbe di fatto una volta ogni tre giorni fino al termine della stagione. Uno stato di cose veramente incredibile, con il club Bubi che ne pagherebbe le conseguenze di maggior rilevanza (magari diteglielo a Fonseca…) in termini sia di carattere atletico che organizzativi. Noi diciamo che davanti a una situazione straordinaria bisogna intervenire in maniera straordinaria: una patata bollente sulla quale devono decidere i piani alti di via Allegri, e anche subito, per lo meno per dare un segnale chiaro ad Antonio Calovi e ai suoi tesserati e salvaguardare la regolarità di un girone A di Serie A2 sul quale il Covid, in questa stagione, ha fatto sentire i suoi effetti in maniera davvero allarmante.


cas.