04/10/2023 18:56
Ci siamo imbattuti in maniera affatto casuale - e ora ne spieghiamo subito il perchè - in un articolo pubblicato sul sito della Divisione Calcio a 5 che, detto in totale franchezza, ci ha fatto trasecolare. Perchè imbattuti in maniera affatto casuale? Perchè da un bel po’ di tempo alla nostra testata (e sinceramente non ci interessa se lo stesso accade anche con le altre) non vengono più inoltrate le comunicazioni ufficiali da parte della Divisione Calcio a 5, o meglio, da parte di chi gestisce appunto i rapporti con le testate giornalistiche.
Fatto difficile da giustificare soprattutto se questa carenza viene manifestata da un’istituzione sportiva che storicamente lamenta la mancanza di visibilità che il futsal accusa, nella sua complessività, sugli organi di informazione tanto nazionali quanto territoriali. Per cui succede che i nostri redattori sono costretti a vivere in perenne simbiosi con il sito ufficiale della Divisione Calcio a 5 per poter venire a conoscenza in tempo reale di tutte quelle info che possono fare notizia e che, comunque, alimentino il processo di diffusione delle news sull’attività non solo sportiva ma anche normativa e organizzativa di viale Tiziano.
Cosa succede dunque? Succede che ci imbattiamo in un servizio dal titolo “Caruso, Schininà, Raubo e tante reti decisive: italiani in hype nella Serie A New Energy”, che si può leggere nella sua versione originale CLICCANDO QUI.
Ora, fermo restando che anche a noi fa molto piacere leggere nelle statistiche delle partite della massima serie i nomi di giocatori italiani decisivi sul campo con le loro realizzazioni, anche multiple, non possiamo evitare di fare alcune osservazioni su un articolo che vorrebbe incensare i nuovi frombolieri del nostro futsal senza però rendersi conto di certi aspetti sui quali non si può soprassedere con indifferenza.
Come si possono condividere certi contenuti dimenticando che quello che è accaduto alla prima giornata (e accadrà certamente in quelle a seguire) non è altro che l’effetto 'naturale' di una riforma che ha messo in ginocchio il futsal italiano, azzoppandone drasticamente i valori qualitativi assicurati dalla presenza nei vari roster di tutti quei giocatori “non formati” che sono stati drasticamente tagliati fuori dai campionati apicali?
Come dimenticare che a metà febbraio del 2022, quando veniva partorito il comunicato 774 che istituiva la Riforma Bergamini, le squadre di Serie A potevano presentare liste di gara con 14 nominativi di cui 7 (ossia il 50% legittimato dalla circolare 1274/2004 del Coni) e che oggi quel numero è stato pressochè dimezzato? Ignorando che, il primo luglio 2024, quando si completerà il percorso di ridimensionamento perseguito dalla riforma, i “non formati” da utilizzare in Serie A scenderanno a 3, ossia saranno stati inverosimilmente mandati all’alienazione interi quartetti di giocatori “stranieri”?
Come ci si può esaltare nel proclamare che dei 58 gol segnati complessivamente nel turno d’apertura “poco più del 30% - riferiamo testualmente - sono stati realizzati da italiani”? Cioè, restare meravigliati da un dato che è inversamente proporzionale ai numeri che dovrebbe esprimere la nostra Serie A, dove adesso - con le liste composte da 12 atleti - i giocatori “non formati”, che hanno di fatto messo a segno i due terzi delle realizzazioni della prima giornata, rappresentano poco più del 30% della forza-campo? E si fanno persino salti di gioia quando dovrebbe essere esattamente il contrario! Anzi, qualcuno è arrivato perfino a sottolineare che segnare 18 reti su 58 era un fatto impensabile fino a una manciata di anni fa! Viene da chiedersi: ma costoro il futsal lo hanno mai seguito in passato?
Ma questa riforma non avrebbe dovuto contribuire alla valorizzazione dei nuovi prodotti dei vivai italiani, nella certezza che il taglio di “non formati” avrebbe assicurato l’esplosione di tanti giovani provenienti dai settori giovanili, che trovando maggior spazio avrebbero potuto esprimere le loro capacità? E questo nell’immediato non chissà tra quanto.
E invece chi cita l’articolo tra i protagonisti? A quali giovani si riferisce? Caruso (30 anni)? Schininà (32, nella foto Natarelli)? Cutrignelli (31)? Fusari (32)? Oppure vuole riconoscere i meriti a Raubo e Silvestri, che mangiano Serie A (ad alti livelli) da anni; oppure Curri, che l’ha ritrovata a Viterbo; o gli stessi Donin, Lo Cicero e Podda che, come Cutrignelli, fanno parte del giro della Nazionale e che tutto si possono definire fuorché novità? Le uniche citazioni vere in questo senso sono per Gaetano Musumeci, fratello d’arte, la stagione scorsa in Serie B ad Acireale e visto sempre all’opera nelle categorie minori; o per Pagliuso, da anni nel cono d’ombra della Pirossigeno Cosenza militante in A2 e prima ancora nei cadetti.
E il resto? Dove stanno tutte queste nuove risorse del futsal italiano? Dove stanno tutte quelle promesse figlie della riforma, che invece non ha prodotto nemmeno il minimo sindacale, al di là di talenti puri che possiamo ricondurre a Isgrò (che ha avuto un impatto devastante tanto all’Olimpus quanto in Nazionale) e lo stesso Etzi, peraltro tra i convocati del trittico pre-Mondiale? Tutti nomi che, se tanto da veramente tanto, dovremmo vedere tutti in azzurro, dove invece c’è spazio solo per alcuni di loro. Ma quello è un altro discorso.
Continuare a travisare la riforma come la panacea dei problemi del nostro futsal equivale a continuare a non rendersi conto che, affinché questa teorica politica di programmazione riesca a produrre qualcosa, passeranno anni e anni, e nel frattempo il nostro calcio a 5 sarà regredito al punto da perdere definitivamente tutta quella considerazione internazionale che i successi dell’epoca Tonelli avevano assicurato grazie ai titoli europei vinti dalla Nazionale o alla presenza delle nostre formazioni di club in tante fasi finali delle rassegne continentali (ricordate chi giocava nel Montesilvano campione d’Europa nel 2011 ad Almaty, quando travolgeva nella Final Four il Benfica e lo Sporting Lisbona?).
Tra cinque mesi festeggeremo il decennale del trionfo di Anversa (ripensiamo anche a chi faceva parte di quel gruppo), gli anni passati da quando l’ultima squadra italiana ha disputato una fase finale di Champions sono poco meno inferiori. E qui invece di dare qualità al futsal di vertice e lavorare in maniera strutturale sulla riorganizzazione della base agonistica, si pensa a fare tagli senza senso e a pianificare politiche reazionarie presentandole come iniziative rivoluzionarie.
E bisogna fingere che tutto vada bene? No, grazie!