26/03/2026 15:00

#CoppaItalia #SerieA2Elite, Urso è certo: "Il Canicattì sa soffrire: questo può fare la differenza"

Se il Futsal Canicattì è tra le magnifiche quattro di Ancona, lo deve anche al suo simbolo: Matteo Urso. Centrale classe 2006, figlio di Enzo, presidente del club biancorosso, ed "enfant prodige" cresciuto a pane e futsal nella sua città, Urso incarna l'identità del club. Promosso capitano in questa stagione di A2 Élite, ha saputo guidare lo spogliatoio con una maturità superiore ai suoi diciannove anni, diventando il perno tattico e carismatico di mister Mittelman.

- Matteo, da tifoso a capitano ad Ancona. Che effetto fa sfidare il Petrarca in semifinale?

“È sicuramente qualcosa di speciale. Per me essere arrivati a questo traguardo così importante rappresenta tanto e vivere una semifinale da capitano ha un valore ancora più grande. Affrontare una squadra forte come il Petrarca è una grande motivazione, sono partite che ogni giocatore sogna di giocare e daremo tutto per portare a casa la finale”.

- Sul piano tattico, come si arginano il talento di Rafinha e le doti di Molaro?

“Sono due giocatori di grandissima qualità, che hanno già fatto la Serie A e pertanto servirà prima di tutto attenzione su di loro, ma in generale tutta la squadra è molto forte. Sicuramente insieme al mister studieremo la tattica migliore per provare a contrastarli”.

- Il Canicattì ha dimostrato di saper soffrire. È questa la vostra arma in più?

“Sì, penso di sì. Durante la stagione abbiamo dimostrato più volte di saper restare dentro le partite anche nei momenti difficili. La capacità di soffrire, rimanere uniti e non mollare mai è una delle nostre caratteristiche principali e può fare la differenza in gare così equilibrate”.

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