19/03/2026 16:14
Tra quei giocatori che la maglia dell'Antenore Sport Padova ce l'hanno cucita addosso come una seconda pelle c'è anche il portiere classe 2003 Simone Ballarin, altro atleta approdato in prima squadra dopo la trafila nel vivaio biancorosso. Dopo la promozione in Serie A2 ottenuta dal gruppo di mister Andrea Rozzato, anche la sua testimonianza è preziosa per capire ancora meglio il senso di appartenenza coltivato negli anni che ha permesso a capitan Crepaldi e compagni di avere una marcia in più rispetto alle rivali nella corsa alla vittoria del girone C di Serie B.
- Simone, quali sono i tuoi pensieri dopo questa promozione? Ancora più speciale per tanti di voi che in questa società ci giocano dall'inizio della vostra avventura nel futsal?
"I pensieri sono ancora confusi: faccio ancora fatica a realizzare davvero quello che è successo. Al contrario di ciò che molti dicevano o pensavano di noi, a settembre non ci aspettavamo tutto questo. E forse è proprio questo che ha reso tutto ancora più magico. A differenza di tante altre realtà affrontate quest’anno, questo gruppo gioca insieme da sei anni. In questi anni abbiamo vissuto davvero di tutto: siamo passati dalla quasi retrocessione in C2, alla mancata promozione in Serie B l’anno successivo, persa nella finale playoff, fino alla promozione conquistata l’anno dopo. Questa promozione la metto senza dubbio al primo posto tra tutte le esperienze sportive che ho vissuto, sia per l’importanza della categoria sia per il modo in cui è arrivata. È un ricordo che rimarrà indelebile e che porterò con me per tutta la vita. Per me ha un valore ancora più speciale perché, come dicevi anche tu, sono uno di quei ragazzi che ha iniziato a giocare a futsal proprio in questa società: partire dall’Under 17 e arrivare a vincere un campionato di Serie B con gli stessi colori addosso ha davvero tutto un altro sapore".
- Secondo te, oltre a costanza e impegno, unione e passione, cosa ha fatto la differenza per poter vincere questo campionato?
"Ora c’è poco da dire. C’è però una differenza sostanziale tra noi e tante altre società: non siamo un gruppo di mercenari il cui unico pensiero è fare soldi a scapito delle prestazioni. Tutto quello che abbiamo fatto è stato prima di tutto per noi stessi, ma non solo. Ogni sabato scendevamo in campo consapevoli di dover dare qualcosa in più per qualcuno in particolare: per i ragazzi esclusi dalle convocazioni, per i tifosi che facevano chilometri e chilometri solo per sostenerci e supportarci, e per la società che in questi anni ci ha dato tanto. A settembre non partivamo certo da favoriti, anzi, tutt’altro. Ma la costante ossessione di migliorarci, la voglia di non accontentarci e di non mollare mai ci hanno permesso di colmare tanti limiti che avevamo come gruppo. Questo campionato non è stato vinto oggi: è stato vinto anni fa, quando si è deciso che noi giovani dovevamo essere le fondamenta di questa realtà. Ci è stata data la possibilità di sbagliare, di imparare e di crescere. E oggi tutti quegli errori, insieme ai continui miglioramenti, ci hanno portato a diventare campioni e a giocarci un campionato ancora più importante come l’A2".
l.m.
Foto: Romeo Carraro