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16/05/2021 22:28

A proposito di retrocessioni e playout: ecco perchè la Divisione Calcio a 5 ha dovuto decidere così

Le determinazioni della Divisione Calcio a 5 in merito alla cancellazione dei playout di Serie A2 e B e al taglio delle retrocessioni nei campionati regionali, se da una parte hanno permesso a tante società di tirare un sospiro di sollievo, dall’altra hanno indubbiamente sollevato tante polemiche cavalcate soprattutto dai club che hanno dovuto incassare gli effetti di quanto formalizzato con il comunicato 1347 (LEGGI QUI). Polemiche i cui strascichi si trascineranno verosimilmente anche nelle prossime settimane, che comunque i dirigenti federali avevano messo in preventivo ben sapendo che alla fine qualcuno sarebbe stato scontentato.


Il problema si sarebbe potuto sicuramente attutire se la tanto decantata trasparenza, termine che fa puntualmente capolino nelle parole e negli intendimenti di tante persone, fosse stata realmente attuata. In verità, il grande errore che i consiglieri del secondo piano di piazzale Flaminio hanno commesso è stato proprio quello di non comunicare alle società, dell’A2 ma soprattutto della serie cadetta, quello che stava accadendo e come si stava cercando di risolvere un problema del quale la Divisione stessa non era affatto responsabile e del quale, paradossalmente, si sarebbero potuti individuare nella LND e nella stessa FIGC i veri responsabili del ritardo nello stabilire tutto ciò che è stato ufficializzato, come detto, dal comunicato 1347. 


Ne approfittiamo proprio per far capire ad alcuni consiglieri che il ruolo che Calcio a 5 Anteprima avrebbe voluto ricoprire in questa situazione era semplicemente quello di comunicatore, di “voce della Divisione” alle tante società che seguono il nostro portale e lo considerano di utilità, perché era necessario far comprendere loro che il ritardo nel dover prendere certe decisioni non era frutto nè di lassismo tanto meno di immobilismo o, peggio, menefreghismo, ma solo di risposte non pervenute dal quarto piano e da via Allegri, perché il tema delle domande poste era chiaramente mirato a risolvere una questione nella quale la Divisione Calcio a 5 si era venuta a trovare per la prima volta nella sua ultratrentennale storia. Nessuna volontà, da parte nostra, di accaparrarci vantaggi, ma solo svolgere quel ruolo di informatori che altrimenti nessuno avrebbe fatto davanti alle pressanti richieste delle società.


IL PREMINENTE INTERESSE NAZIONALE - E’ il punto dal quale partiamo per cercare di spiegare nella maniera migliore possibile come si è arrivati al comunicato 1347. 5 marzo 2021: il Consiglio Direttivo della LND vota la risoluzione per chiedere alla FIGC il riconoscimento del “preminente interesse nazionale” dei campionati di vertice regionali, vale a dire l’Eccellenza di calcio maschile, la Serie C di calcio femminile, la Serie C1 di futsal maschile e la Serie C di futsal femminile. Queste infatti sono le categorie connesse con quelle nazionali che danno vita all’interscambio di società attraverso i meccanismi di promozione e retrocessione. Il presidente della FIGC, Gravina, stabilisce le linee guida per la ripresa: alla fine, tra unioni di Comitati Regionali, deroghe e Comitati Regionali che riescono a ripartire in maniera indipendente si riesce a dare vita a sette campionati (con numeri fortemente ridotti), che garantiranno nove promozioni dirette (doppia per Lazio e Sicilia), alle quali si verranno successivamente a sommare altre quattro promozioni attraverso i playoff interregionali (che si terranno a fine giugno, come recitano i comunicati 1342 e 1343 per il femminile - LEGGI QUI IL 1342 e LEGGI QUI IL 1343).


Qui, dunque, si innesca il problema. Con i comunicati 25 (LEGGI QUI) e 26 per il femminile (LEGGI QUI) venivano stabiliti i meccanismi da adottare per la retrocessione e i regolamenti di riferimento. Soffermandoci sul comunicato 25, ma il ragionamento che ci accingiamo a spiegare si può oggettivamente considerare anche per il comunicato 26 e l’A2 femminile, si può chiaramente calcolare come il numero complessivo delle squadre da retrocedere dalla Serie B nei campionati regionali sarebbe stato di 20: sedici dirette e quattro attraverso i playout. Ma nessuno, nel momento di pubblicare quel comunicato (era il 21 agosto) avrebbe mai immaginato che da li a poco una società si sarebbe ritirata dal girone F di Serie B (l’Atletico Frattese), che appena elaborati i calendari avrebbero deciso la stessa cosa la Antonio Padovani (nel girone E) e il Bisceglie (nel girone G), e che altre cinque società avrebbero messo fine ai loro cammini a campionati in corso: nell’ordine il Rutigliano nel girone C di Serie A2, l’Italgirls Breganze nel girone A di Serie A2 femminile, il Real Augusta nel girone H di Serie B, e infine il Bubi Merano (nel girone A di A2) e la New Taranto (nel girone D di A2). 


Otto società, mai accaduto prima, tanto che viene a sorgere il problema di capire come si sarebbero dovute trattare queste otto società, che normalmente nelle stagioni precedenti (quando non si è mai superato complessivamente il paio di ritiri) sarebbero state “semplicemente” declassate all’ultimo posto delle classifiche dei rispettivi gironi con la revoca, di fatto, dell’affiliazione: “solo” ultime oppure cancellate per effetto del loro ritiro? E’ nata, insomma, la necessità di interfacciare quanto riportato dall’articolo 16 comma 2 paragrafo a) delle NOIF e di sintetizzarlo con il disposto dell’articolo 53 comma 3 sempre delle stesse NOIF, ossia: una società che si ritira va considerata declassata all’ultimo posto e ritenuta retrocedibile oppure non deve essere proprio conteggiata?


La domanda viene inoltrata in Lega Nazionale Dilettanti, e con essa la richiesta di procedere ad una riformulazione dei meccanismi di retrocessione in quanto ci si era perfettamente resi conto che la ripartenza dei campionati di Serie C1 avrebbe prodotto un numero sensibilmente inferiore di squadre promuovibili in Serie B (tredici, comprese le quattro dai playoff, anziché le ventisei contemplate nel comunicato 25), il che avrebbe dato luogo all’inevitabile aumento dei posti da colmare nell’organico della stagione sportiva 2021/2022 (112 il numero previsto per la Serie B, appunto la categoria più interessata) con il più che probabile effetto che sarebbero state presentate un elevato numero di domande di ripescaggio e ammissione, fenomeno assolutamente da prevenire e contenere se non altro per una questione di credibilità istituzionale.


E come poter fare, dunque, per ottimizzare questi numeri su quote oggettivamente logiche e reali? Il taglio delle retrocessioni e l’abrogazione dei playout sono apparsi da subito i passaggi doverosi da compiere, in quanto la prevedibile indicazione del presidente Gravina di non considerare le otto società ritirate dai campionati alla stregua di altrettante retrocedende (il 12 maggio il numero uno della FIGC si è effettivamente pronunciato in questa direzione) avrebbe imposto l’obbligo di escludere quelle otto società dalla mappatura delle retrocessioni, e non comprenderle nel totale (quattro per la Serie B) come, invece, era negli intendimenti della Divisione. E che Calcio a 5 Anteprima aveva previsto in largo anticipo quando, già il 31 marzo (LEGGI QUI), citava la possibilità di un taglio alle retrocessioni e l'annullamento dei playout come soluzione più realistica per fronteggiare la problematica che si sarebbe innescata. E quel "proprio come speravamo", citato nel titolo del nostro servizio di venerdì 15 andava esattamente in questo senso.


Alla fine, dunque, è stata adottata la formula meno traumatica possibile, che però non ha potuto prescindere da quelle società che si erano disimpegnate nei gironi dove erano avvenuti i ritiri terminando all’ultimo posto e, quindi, da retrocedere: otto club ai quali viene da rivolgere il più caloroso augurio di poterle rivedere sulle scene nazionali, magari (perché no?) dalla prossima stagione sportiva.


cas.