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09/06/2024 23:27

Femminile, non è tutto oro quel che luccica. Serie A a tre marce e c'è una Serie B da rivoluzionare!

57 società per due campionati nazionali. 12 in Serie A, 45 in Serie B. Fare la radiografia del futsal femminile di vertice italiano è relativamente semplice. Ma la verità è che l’equazione numeri-qualità, parlando di futsal rosa, da’ risultati all’opposto di quelli che potrebbero scaturire dalla valutazione di un movimento che solo all’apparenza pare essere di buon livello. Troppe le squadre nel nazionale in proporzione a quelle che sono le formazioni iscritte ai campionati regionali dirimpettai alla Serie B, con una certezza che, al di la di tutte le considerazioni del caso, sottolinea l’esistenza di un problema: c’è uno stacco enorme tra Serie A e Serie B, minimo tra Serie B e regionali, ma nella stessa Serie A la classifica lascia capire senza alcun dubbio che si è in presenza di… tre campionati in uno.


Ergo, bisogna cambiare politica e trovare la quadratura per ottimizzare il livellamento delle categorie: tradotto in soldoni, bisogna ridurre il numero delle squadre che disputano i cinque gironi dei campionati nazionali. E attraverso questo servizio vogliamo dare un suggerimento a chi dovrà assumere a fine anno la guida della governance di viale Tiziano, visto che sui campionati 2024/2025 non ci sarà modo di intervenire con una ristrutturazione che appare oltremodo necessaria. Correzione obbligatoria anche per elevare la competitività della Nazionale rosa, perchè se nel recentissimo ranking stilato dalla FIFA le azzurre sono collocate solamente al decimo posto, precedute anche da Iran e Thailandia, significa che tutto questo impatto a livello internazionale il nostro movimento femminile, al contrario delle note positive sulla tanto decantata crescita all'interno dei confini della Penisola, non ce l’ha.


SERIE A A 14: CUI PRODEST? - La Serie A rosa, fino a prova contraria, è la locomotiva del movimento femminile italiano, ma nelle ultime due stagioni, quella che si è appena conclusa in particolare mondo, si è denotata una differenza di valori esagerata tra le squadre di vertice e il resto della colonia. il Bitonto bi-campione d’Italia e arraffatutto del biennio 2022/2024, il Tiki Taka, la GTM Montesilvano e lo stesso Città di Falconara, con la somma del Molfetta, classifica alla mano, hanno condotto una stagione a sé stante. E ricordiamo che il Molfetta ha chiuso la “regular season” a undici punti dal quarto posto, con il distacco tra le prime quattro contenuto complessivamente in sette lunghezze. 


L’analisi del campionato dice che le cinque squadre di vertice (in verità 4+1) hanno sempre vinto con tutte le altre eccezion fatta per due occasioni: il 2-2 tra VIP e Falconara all’ottava giornata e il 3-3 che la Lazio ha imposto al Tiki Taka alla 18esima, perchè per il resto i punti che le prime quattro, più il Molfetta, hanno perso per strada, sono stati ceduti strettamente negli scontri diretti, costati anche l’unica sconfitta di tutta la stagione al Bitonto, ko a Falconara per 4-2 alla quarta di ritorno. E questo aspetto, più di ogni altro sottolinea le netta spaccatura che esiste tra il vertice della Serie A e il resto delle compagini, compreso lo stesso Molfetta che ha chiuso quinto a 11 punti dalla GTM quarta.


Serie A che peraltro ha regalato alle cronache altri due campionati nel contesto della medesima competizione. Lazio, VIP e Kick Off e, fino a un certo punto anche l’Audace Verona, se la sono giocata per entrare nei playoff con la miglior posizione possibile, lasciando alle stesse scaligere, alla T&T Royal Lamezia, all’Atletico Foligno e al Pelletterie l’incombenza di giocarsi la salvezza per evitare l’unica retrocessione prevista dal regolamento di questa stagione, che limitando alle sole fiorentine il criterio di demerito, favorirà l’incremento numerico delle partecipanti al campionato 2024/2025 il quale, con le promozioni acquisite sul campo da Mediterranea e CMB, imitate poi dal Pero, saliranno a 14. Con quali effetti?


Perchè la domanda che gli addetti ai lavori adesso si pongono è cercare di capire quanto reale sia effettivamente il gap tra le tre neopromosse e le forze componenti del massimo campionato: la storia dice che solamente il Bitonto ha stravolto le regole nella stagione 2021/2022, perchè per il resto tutte le squadre salite dalla seconda divisione hanno finito per ritrovarsi invischiate nella lotta salvezza, a dimostrazione che esiste una evidente differenza di valori tra le due categorie apicali del futsal rosa. Che è il problema sul quale occorrerà concentrare gli sforzi in vista della prossima stagione, dato che gli effetti della Riforma Bergamini non si faranno sentire sui roster (le “non formate” resteranno invariate), con la qualità del materiale a disposizione delle compagini di alta quota che tenderà ad accentuare sempre di più quella che è la differenza di valori riscontrata anche nella stagione appena andata in archivio, supportata chiaramente da un diverso potenziale di cui disporre per gli investimenti tecnici, che finisce inevitabilmente per fare la differenza negli indirizzi del #futsalmercato e nella composizione delle rose.


UNA SERIE B DA RIVEDERE - Riponiamo la domanda. Se Mediterranea e CMB hanno lasciato solo le briciole alle loro rivali nei gironi A e D e il Pero ha poi sorpreso tutti meritandosi l’accesso alla massima serie dominando le Futsal Finals, i loro organici quanto valore hanno in proporzione a quelli visti all’opera nell’ultima Serie A? Sicuramente assisteremo all’allargamento della base che compone la fascia di media classifica, ma è legittimo credere che le prime della classe resteranno tali anche sulla scorta della qualità dei propri roster. Ciò significa che per vedere le tre matricole giocarsela mediamente alla pari in Serie A, le rispettive rose dovranno essere adeguatamente rinforzate. Ma che ne sarà di chi resterà in Serie B?


Anche qui l’analisi dei vari gironi ha offerto un quadro riassuntivo estremamente chiaro: metà delle squadre di ciascun girone ha viaggiato su quote di competitività evidentemente superiori a quelle della parte destra della classifica. La traduzione è che il 50% delle squadre è apparso all’altezza di lottare per le posizioni più importanti, mentre l’altro 50% ha chiaramente accusato una certa differenza di forze. Valori che si sono acuiti nel girone A (18 i punti di distacco tra l’Athena Sassari quinta e la Polisportiva 1980 ottava) e nel girone D (la Salernitana ha chiuso sesta a 36 punti, il Reggio è arrivato settimo a -13!), mentre i gironi B e C sono stati moderatamente più omogenei denotando però uno stacco sostanziale tra le prime e le formazioni di metà classifica. Per non parlare comunque del girone B, dove la Roma ha stravinto con ben 22 punti di vantaggio, per poi restare con un pugno di mosche in mano nei playoff; e anche nel girone C va ricordato come il Chiaravalle abbia chiuso con un +19 sul Prandone terzo, un +22 sulla Virtus Cap quarta e un +23 sul Grottaglie quinto. 


Insomma, tutti elementi che portano a dire che anche in seconda divisione, come per la Serie A, c’è una Serie B di primo e una Serie B di secondo livello. E non va assolutamente bene.


E più si va avanti più il problema non si risolve. Anzi, il ricambio che in questo caso avviene tra Serie B e regionali porta inevitabilmente a ridimensionare in maniera ulteriore il tasso della categoria d’accesso nazionale. Ed è proprio qui che il legislatore di viale Tiziano dovrà intervenire per correggere pesantemente il tiro: se bisogna lavorare per attenuare il gap nei rapporti tra Serie B e Serie A, e tendenzialmente anche in A, la stretta necessità è quella di conservare un livello qualitativamente accettabile abbassando progressivamente il numero delle iscritte. Come fare?


Al termine della stagione sportiva 2023/2024, al netto delle promosse e delle retrocesse, le squadre che hanno conservato il diritto a iscriversi alla prossima Serie B sono state 38. A loro sono andate a sommarsi le 17 vincitrici dei campionati regionali (eccezion fatta per Friuli ed Emilia Romagna che ha unificato l’attività col Veneto) più il Boca Junior vincitore della Coppa Italia di Serie C: il totale è salito a 56, che sono diventate 57 con la promozione del Pescara e diventeranno 58 domenica ventura al termine del triangolare dal quale saliranno Bologna o Top Five. I numeri dicono che saranno 13 in più della stagione 2023/2024: francamente tante, decisamente troppe! Ampiamente al di là di quello che sarebbe stato il fabbisogno. E se ci aggiungiamo le 14 di Serie A il totale sale a 72 unità! Se pensiamo che l’intero parco agonistico della Serie C a livello nazionale nella stagione 2023/2024 contava di 176 squadre ci si può rendere conto che l’organico è in pieno over-booking e che bisogna tagliare tutto ciò che è in esubero.


LA PROPOSTA - Fatta netta l’impossibilità di correggere le regole per la stagione 2024/2025, bisognerà ragionevolmente limitare al massimo il numero delle squadre che otterranno la promozione vincendo i regionali. Ma la riduzione sostanziale dovrà avvenire attraverso un significativo incremento delle squadre da declassare, limitando al tempo stesso quelle promosse dalla Serie C reintroducendo la regola che assicurava il salto di categoria diretto solo alle vincitrici dei campionati con un numero di iscritte maggiore di 10 squadre, spedendo ai playoff interregionali le altre assieme alle seconde classificate dei tornei con più di 10 squadre. L’obiettivo è ridurre l’organico della cadetteria rosa a 36/42 squadre nel giro di un biennio, per poi ottimizzare uno scambio tra promosse e retrocesse che consolidi una categoria che non vada oltre tre gironi nazionali da 12 squadre ciascuno.


Obiettivo fattibile? Assolutamente si, soprattutto perchè il tasso di competitività verrebbe salvaguardato con un numero contenuto di partecipanti, permettendo il passaggio in Serie A di squadre più quadrate e in grado di impattare in maniera diversa con la categoria regina; e inoltre il flusso tra nazionale e regionale verrebbe normalizzato producendo numeri meglio gestibili nei meccanismi di scambio, nel rispetto di quanto previsto dalle NOIF. Senza dimenticare che la partecipazione a una Serie B più impegnativa obbligherà le società a organizzarsi strutturalmente per affrontare al meglio una categoria più performante. La prossima governance avrà il compito di qualificare e dare maggior credibilità al movimento rosa: i numeri saranno la condizione essenziale - e la risposta al tempo stesso - per riuscire nell’obiettivo.