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26/02/2021 09:54

La bella favola di Michele Podda: dalla Leonardo alla Nazionale maggiore. ''Una emozione unica!''

Una convocazione in azzurro inaspettata. Poi con la Nazionale maggiore, con le sfide europee a Finlandia e Belgio all’orizzonte e la possibilità di giocarle. Tante emozioni concentrate in pochi attimi, la pressione che sale alle stelle: per Michele Podda è stato un 25 febbraio che difficilmente potrà essere dimenticato. Lui l’esperienza in azzurro l’aveva vissuta, con l’Under 21, ma ieri è stata sta tutt’altra cosa. Cosa ce lo spiega proprio il ventunenne laterale della L84, che ha riportato la Sardegna in azzurro dopo le esperienze di Barbarossa e Ruggiu.


“Sono stati giorni di emozioni e tanta ansia. Già lunedì quando ho saputo di essere tra i pre-convocati avevo il cuore a mille e col passare dei giorni quest’ansia aumentava sempre di più. Ti giuro che per me anche solo entrare tra quei nomi era un traguardo impensabile, puoi immaginare quando ho saputo che ero tra i 19 convocati, non ci credevo e non ci speravo neanche io. E’ qualcosa di inspiegabile, ora posso solamente cercare di godermi quest’esperienza al meglio nel mentre che la metabolizzerò. Sinceramente pensavo che avrei avuto un’opportunità nella Nazionale maggiore tra qualche anno, quindi questa convocazione mi ha colto proprio di sorpresa, sarà un piacere potermi confrontare già da ora con giocatori del calibro di Merlim, Musumeci e Murilo”.


- Arrivi in azzurro nell'anno in cui sei "espatriato" a Torino per giocare in una squadra che punta dichiaratamente alla Serie A. Credi che questo ti abbia facilitato nel percorso verso questo traguardo?


“Come tutte le cose, la scelta di espatriare e cambiare aria ha avuto i suoi pro e i suoi contro, senza dubbio la convocazione è uno dei pro. Probabilmente l’anno scorso a livello di numeri stavo facendo meglio di quest’anno, ma questo è normale dato che questa stagione sto facendo un altro tipo di campionato in termini di obiettivi. Sicuramente essere lassù in classifica mi ha dato più visibilità, ma allo stesso tempo, come ho detto prima, senza la Leo non sarei potuto essere dove sono arrivato oggi”.


- Sei un prodotto del futsal sardo, che sforna tante giovani promesse ma pochi talenti che, come te, riescono ad arrivare in Nazionale. Perchè in Sardegna esiste questa sorta di limitazione? Eppure i giocatori che si vedono all'opera in campo nazionale manifestano tante qualità…


“Posso confermare che in Sardegna ci sono tantissimi talenti, ho giocato e sfidato ragazzi che a parer mio avevano anche più potenziale di me. Probabilmente in Sardegna abbiamo meno visibilità, ma credo sia più per il fatto che nessuna società sarda scelga di fare un campionato di livello che sia o vada vicino alla Serie A. Io probabilmente sono stato premiato per la scelta di cambiare aria, potrebbe sembrare una cosa scontata ma per gli italiani, e forse ancor di più per i sardi, in questo sport non lo è. Non è mai facile scegliere di allontanarsi dalla famiglia e scegliere il calcio a cinque come lavoro non essendo professionismo. Probabilmente io ci ho solo creduto un po’ di più”.


- Una domanda, infine, sulla L84. Leader del girone A in questa stagione flagellata dal Covid e da grandi problemi di organizzazione legati proprio alla pandemia che non da tregua (vedi il Bubi). Cosa bolle in pentola a Volpiano? C'è veramente questa grande voglia di arrivare ai vertici del futsal italiano? E te come stai vivendo questa esperienza?


“La situazione in questo momento è molto complicata e tutti ci auguriamo che passi il prima possibile. Sicuramente tutto ciò ha creato problemi in tutte le società e allo stesso tempo anche qui, la cosa che fa la differenza in questa società è la programmazione e la professionalità con cui si pianificano le cose, ci sono grandissimi progetti e io farò il possibile per far sì che possano andare in porto. Mi sto trovando benissimo, a partire dai ragazzi con cui vivo fino alla dirigenza e alla tifoseria, e questo sicuramente è stato un altro tassello fondamentale che mi ha permesso di esprimermi al meglio e vestire la maglia azzurra”.